voglio che tutto mi vada male
è da un po' che penso che la soluzione a tutti i miei problemi sarebbe che peggiorassero.
È da un po' che penso che la soluzione a tutti i miei problemi sarebbe che peggiorassero.
Prendere decisioni è difficilissimo, soprattutto quando tutto va più o meno bene. Quando tutto è tiepido. Quando c'è qualcosa che non va ma anche molte cose che funzionano. Quando è un compromesso facile da accettare. Quando nulla è incredibile ma in qualche modo tutto gira come deve. Purtroppo.
Ho un lavoro con 40 giorni di ferie che mi permette di fare abbastanza smart working. Vivo in una casa bellissima e molto luminosa, in una buona posizione, con terrazza e due camere, e con un affitto regolamentato (e, di conseguenza, non molto alto). Ho un ragazzo che si prende cura di me, che mi ama, con il quale stiamo lavorando per migliorare la relazione. Vivo in un paese che ti offre una certa qualità della vita. Cosa potrei chiedere di più. Anzi, che problemi potrei mai avere!!
Il fatto è che nulla mi emoziona. C'è una parte di me che si è spenta, mi sento apatica. A volte sogno di mollare tutto, di mandare tutto al diavolo. Tornare a casa da mia madre e poi, con calma, vedere che fare, vedere cosa succede. Non avere responsabilità per un po'. Non dover pensare a pagare l'affitto, ad andare al lavoro il lunedì (o in un qualsiasi altro giorno della settimana). Ma poi torno in me e mi dico che non sono disposta a perdere certe cose. Non ancora. Non in questo modo. Perché so bene che nemmeno questo mi renderebbe felice.
E così passano i giorni e vivo intrappolata nel limbo del conformismo, della comodità. Sono in una posizione strategica, mi dico. Ho flessibilità. Posso giocare con la mia vita come mi pare. Ma poi mi rendo conto che giocare non è vivere.
Ed è per questo che a volte desidero che qualcosa vada male. Che mi licenzino, che non mi rinnovino il contratto d'affitto, che il mio ragazzo mi lasci. Che qualcosa mi distrugga, che mi smonti questa vita, che mi faccia sentire qualcosa. Che una mano enorme mi afferri con due dita e mi scagli via da dove sono come se fossi una caccola. Che qualcosa mi costringa ad agire, a muovermi. Che io non abbia altra scelta. Che qualcuno prenda la decisione al posto mio. Che qualcuno mi immerga in un bagno d'acqua fredda.
Che qualcuno mi tiri fuori da quest'acqua tiepida che a un certo punto inizierà a bollire e finirà per cuocermi. Come la rana, sapete com'è.
— jú.